Milano ansima e abbraccia come una vecchia matrona incazzata.
Piazza duomo di sabato pomeriggio ti spinge a provare repulsione per le persone: così tante da mandarti nel panico.
Parco Sempione invece offre fin troppi spunti letterari.
“Non lo ammetto, non lo ammetto nel modo più assoluto!”
“Ma non è un problema, posso chiedere i soldi alla mamma..”
“No se ne parla nemmeno, quando dico no è no.”
Dicono due settantenni, passeggiando; settantenni con madri longeve e problemi economici.
Vedo un ragazzo di colore che, con lo sguardo furtivo tira fuori una sportina da un cespuglio; senza rendermene conto, il mio lato leghista viene a galla e penso che possa essere un delinquente.
Poi, senza nemmeno dare il tempo a un gelato di sciogliersi, passa un tizio pelato, vestito interamente di nero, occhiali compresi, cravatta bianca e valigetta.
E subito penso che potrebbe essere benissimo un assassino su commissione.
Mi alzo dalla panchina sulla quale il mio fondoschiena è diventato di ghiaccio e vi dimentico accidentalmente il pacchetto di Lucky Strike appena finito.
Mi fermo ad osservare il castello Sforzesco, in alto, perché come dice Paga, la gente non guarda mai in alto e non si accorge della bellezza delle sommità degli edifici, quand’ecco che sento delle voci argentine alle mie spalle.
Sono tre probabili quindicenni, per non dir di peggio, vestite e pettinate come solo i personaggi dei cartoni di Tim burton dovrebbero.
Una tiene in mano il mio pacchetto vuoto e strilla:
“Che fiCo! Delle paglie! Sono mieeeh!”
“Noddai! Dammene una, BRUTTA PUTTANA!”
Intanto, la prima apre il pacchetto e si accorge che quest’ultimo è più vuoto della sua testa.
“Fanculo, le ho trovate io e me le fumo tutte io.”
“Sei una stronza, io l’altro giorno ti ho portato QUEL SIGARO DI MIO BABBO e te l’ho fatto fumare tutto!”
“E ci credo, faceva schifo quella mmmerda.”
A questo punto, la fortunata col pacchetto (vuoto) si allontana dalle altre, lasciandole al loro destino. Io, ancora allibita dalla conversazione, seguo con lo sguardo miss pacchetto vuoto, che cammina per almeno 200 metri, prima di buttare il pacchetto.
Ne ho abbastanza. Tra l’altro fa un freddo porco. No, è sbagliato, non fa freddo, ma tira un vento porco, perciò mi avvio verso la metro.
Alla fermata Cairoli, aspettando che passi il vagone, osservo un tipo nascosto dietro una colonna che si guarda attorno con aria furtiva.
Incrocia il mio sguardo e lo ricambia, poi tira fuori un pezzo di stagnola e una cannuccia e comincia a “stagnolare”, come direbbe la gaia.
La metro è stipatissima ma vi trova il posto un tizio uguale a Begbie di Trainspotting, ma contrariamente al personaggio che dovrebbe interpretare, è chiaramente omosessuale.
Mi dispiace un po’ non aver preso con me la macchina fotografica. Troppe cose qua, meriterebbero l’eterna/eterea gloria di uno scatto.
Nel mio convitto ho trovato la mia, a quanto pare, anima gemella.
Per tener tranquilli gli animi, preciso che è una ragazza (siamo tutte ragazze, vecchiette e suore qua dentro, ma a piani diversi).
Adora Lynch, gli ha stretto la mano ed è riuscita a guardare tutti gli episodi di Rabbits.
Ha un hard disk esterno pieno solo di film e la pensa come me su molte cose.
Ma non solo, conosce ed ama Herzog e i primi Cohen.
Sì, esiste davvero. E io non so cosa dirle perché tanto diremmo le stesse cose sugli stessi argomenti.
Il punto-wifi in bagno è sempre occupato e in giro, non ho ancora trovato nemmeno uno spot gratis.
Maledizione.
Ho una voglia matta di tornare a scrivere.