Voglio anche io un pulmino di nome Priscilla.
E la formulazione Hegeliana del rapporto servo-padrone vale per un sacco di cose.
Così, giusto per farvelo sapere.
Voglio anche io un pulmino di nome Priscilla.
E la formulazione Hegeliana del rapporto servo-padrone vale per un sacco di cose.
Così, giusto per farvelo sapere.
La mia esigua vena letteraria sembra, ahimè, essersi del tutto prosciugata/seccata/evaporata/morta.
Ho la testa vuota/secca/asciutta, libera da ogni spasmo creativo, ora è solo piena di piume che svolazzano e che si incastrano tra le fenditure del mio cervello disseccato. E' un'immagine un po' macabra, ma rende l'idea. Eppure il cuore scoppia, pulsa, gonfiato da troppe cose dette e ripetute, tanto che il mio anulare trema al punto da potersi staccare dal resto della mano. La mia bocca e i miei occhi mi tradiscono e cercano autonomia. La mente detta sul cuore, il contrario è una mera falsità.
Non riesco più a sognare, penso solo a possibili combinazioni per i componenti di tetris.
Lezioni di scuola guida #1
"Perchè, se investite un capriolo con la vostra macchina e non avete la licenza di caccia, vi fanno la multa"
Vorrei parlare di una cosa così irrilevante che mi rendo conto che scriverne sarebbe inutile; voglio dire, lo scrivo e poi che succede? Niente. Magari qualche fraintendimento, quindi tanto vale tacere. Come tutti, peraltro. Perchè spiegare quando la gente può fraintendere? E allora sì, ignoriamo e sorridiamo. Tanto. Beh, stavolta non sarò io a spiegare, e di questo ne soffro, ma ne va della mia autostima. Perchè si è pecore finchè non si viene schiacciati da un rinoceronte, e quel momento è arrivato. Perciò basta, baaaastaaaaa. Mi sono scocciata di essere buona e disponibile, ecco quello che intendo. Se la gente cambia, posso cambiare anche io, e come cavolo mi pare. E non mi sembra che qualcuno se ne preoccupi, perciò la tattica è vincente. Ecco, fare gli stronzi per far capire le cose. Succede anche coi professori davvero bravi. Non che io mi paragoni a tali figuri, ma la metafora ci assomiglia. Poi, se nessuno capisce niente, allora pace. E' triste, sono triste per questo ma ormai è così. Tempo. Certo, niente è irrecuperabile, perciò è ora di crescere e di darsi una mossa. Quindi io sono qui aperta e disponibile come sempre. Però, come un organismo che riceve sostanze tossiche, io dopo un po', rigetto le cose, le cose incompatibili con me. Ora le sto rigettando, e fa male, perchè è come un'allergia improvvisa alle fragole. Le mangi da anni e poi, puff, un giorno ti ritrovi coperto di pustole. Ecco, è esattamente così. Serve un antistaminico, e quell'antistaminico si sta comportando in modo stupido, dal momento che non agisce. Aha. E la cosa divertente è che non so nemmeno di cosa sto parlando. Mi chiamo Bea, ho diciott'anni e faccio metafore mediche. Anzi, me ne è appena venuta in mente una migliore. Avete presente quando vi si infila una scheggia di legno in un dito? Può rimanere lì per sempre senza creare problemi, oppure si trasforma in un enorme bozzo arrossato e pustoloso. Beh, la spinetta è lì, e ha cominciato a dar fastidio. Ma se si placasse, la lascerei lì. Perchè badate, dopo un po', comincio anche io a fare selezione. Mi innervosisco e fremo per cedere, ma non lo farò. E adesso capitemi. Anzi, no. Non sarebbe importante.
Aha.
Minorenni ansiosi di raggiungere la maggiore età, volete sapere come si sta a diciott'anni?
Come prima.
Ecco, lo sapevo.
Manca un giorno alla mia maggiore età, e per colpa di una professoressa psicolabile, il mio primo voto dell'anno è un 3,5.
In matematica, obviously.
Dopo un'estenuante settimana di astinenza da Internet a causa di non precisabili problemi alla linea (o meglio, all'udito di mio padre), sono giunta alla conclusione che, cercare di parlare con degli operatori telefonici, è un gioco al massacro.
Sette giorni, sette per riuscire a sentire la prima voce umana dall'altra parte della cornetta. E quando lui (ebbene sì era un lui) risponde, mi chiede se ho prima provato ad accedere a internet.
....
E quando gli rispondo, egli è immensamente scocciato
Però ora ho di nuovo internet, perciò ti amo operatore sconosciuto e indisponente, mi hai restituito ai lazzi telematici!
Ah e poi dopodomani compio 18 anni.