E' passato un anno esatto.
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Per la verità non so cosa dire.
Il punto è che è passato un anno e se ne sono accorti in pochi. E nonostante questo, tutti festeggiano il nuovo anno.
La verità è che è tutto un po' triste.
Volendo proprio fare i conti, (avete gioco facile con me) quest'anno è stato davvero bello.
Contenti?
Cronaca.

Partiamo alle 12.42 da Faenza, io e il Fratello arriviamo a pelo e saltiamo sul treno per Firenze, mentre Lui si lamenta di aver fame e LaZimo ridacchia. L'umore è buono, il tempo anche. Il viaggio procede senza intoppi, giungiamo a Borgo San Lorenzo, patria di ricordi nefasti per tutti noi quattro. Il tempo di una sigaretta e subito assaltiamo il treno per Firenze. Sul treno, solo musica e parole crociate, ma il tempo scorre in fretta e in un attimo ci ritroviamo a Campo di Marte. Scendiamo e subito ci mettiamo alla ricerca della nostra coincidenza per Roma termini; che hanno soppresso. Ci accampiamo dunque in un bar per due ore, attendendo la seconda coincidenza. Tra la sorpresa generale, apprendiamo da un giornale toscano che Schwarznegger è un uomo fragile e che il ministro Visco è appassionato dai libri di Bram Stoker. L'ora fatidica finalmente giunge e noi ci accasciamo nuovamente su quei sedili blu, mentre la tosse e il raffreddore cominciano ad avere la meglio su di me. Comincio il secondo pacchetto di fazzoletti. Lui e Il fratello mi costringono ad applicare le mie (scarse) conoscenze del tedesco per far spostare una turista tedesca dedita al sudoku, che mi fa i complimenti. Io tossisco. L'abbiocco è vicino, e anche l'ora di cena non è lontana. Dopo qualche attimo di panico nel quale udiamo annunciare l'arrivo nella stazione di "........ano", arriviamo ad Attigliano, la nostra meta. Scendiamo; automaticamente ci accendiamo tutti una paglia, che però rimarrà quasi illibata grazie all'arrivo del padrone del nostro albergo, tantogentile-tantocarino-da-venirci-a-prendere-in-stazione. Godiamo di una vista in notturno del piccolo borgo di Bomarzo, ma la verità è che non si vedeva quasi nulla. Arrivati in albergo, dopo una piccola eternità passata nella "recepscion" per la registrazione durante la quale io e lui non possiamo fare a meno di osservare i ninnoli terribilmente pacchiani sparsi per quella che, si rivelerà in seguito, anche la sala del cibo, raggiungiamo le camere, che di bello, hanno solo il bagno interno. Ceniamo, rendendoci conto di essere praticamente gli unici ospiti dell'ostello e che i proprietari sono una coppia di tipi molto strani. Usciamo nel giardino munito di fossi per una boccata d'aria prima del sonno, e ammiriamo il castello di Vicino Orsini risplendere volgarmente (era proprio brutto) nella notte. Il fratello narra aneddoti storici, io mi soffio il naso, lui saltella e laZimo tace.
La notte passa, lenta e calda(a causa del termostato fisso a 28°) e così, fotografando il cielo e.
Mi sveglio alle 06.12 e vado in bagno ad inalare acqua, sperando che mi aiuti a liberare il naso. Lui non si sveglia e io me ne rallegro. Tossisco e inizio il quarto pacchetto di fazzoletti. In qualche modo arrivano le 8.00 e anche Lui si sveglia. Un mio desiderio si avvera, e sonnolenti, attendiamo le 9.00, ora ufficiale della sveglia. Pronti, più o meno puliti e più o meno in forma, alle 9.00 andiamo a bussare alla porta della stanza numero 6, ma il Fratello ancora dorme e noi ci diamo al riposo. Finalmente verso le 10.00 siamo tutti in piedi e dopo una colazione frugale e confezionata, abbandoniamo le nostre stanze, pagando e apprendendo che il signore-tantogentile-e-tant'onesto-pare non ci accompagnerà ad Attigliano come aveva accennato il giorno prima. Non importa, ci dirigiamo subito verso il Parco, vero obiettivo del nostro viaggio. Bomarzo è un paese in salita con troppe discese, ma in ogni caso raggiungiamo il parco senza troppi problemi. Me lo ricordavo più bello, ma l'infanzia tende ad indorare ogni ricordo, e così Bomarzo appare ai miei occhi un po' spenta, un po' stanca. Ma le sculture sono ancora tutte lì, e l'entusiasmo smorzato dalla tosse, mi riacciuffa.
Terminata la visita, cominciamo acercare un posto dove mangiare, sono le 12.56. Lo troveremo solo alle 13.40. A Bomarzo, il 29 dicembre c'è solo una trattoria aperta, e fa schifo. Mangiamo per riempirci lo stomaco e ci arrovelliamo per trovare qualcosa da fare fino alle 18, ora di partenza del pullmann per Orte. Così, dopo mangiato, aggiungiamo il celebre bar Fedora(evidente ritrovo abituale dei paesani) e chiediamo carte e caffè per passare due ore emmezzo. Dopo aver riordinato i sei mazzi di carte fornitici da Fedora, cominciamo a giocare a Dubito, mentre il mio naso collassa. Il Fratello vince quasi sempre. Colpa mia, non lo dubitavo quasi mai. Fattosi tardi raggiungiamo la fermata dell'autobus pur essendo sprovvisti di biglietti, che contiamo di fare sul mezzo stesso. L'autobus arriva e noi saliamo. Lui chiede al conducente per i biglietti, ma nessuno capisce nulla. Dopo una mezzoretta buona, giungiamo alla stazione di Orte, dove il Fratello, scende con molta nonchalanche, dimentico dei biglietti. Noi, confusi lo seguiamo. In stazione io e Lui ci interroghiamo e liquidiamo la faccenda con un'alzata di spalle. Poi però, anche il Fratello se ne rende conto; ci voltiamo e scorgiamo l'autista dell'autobus entrare nell'atrio della stazione e, incredibilmente, cominciamo tutti e quattro a correre e a nasconderci sul fondo del secondo binario. Mancano 25 minuti al nostro treno e l'autista è ancora là. Io e Lui entriamo in paranoia, ma alla fine è quasi divertente. Il fratello, a 10 minuti dal treno, va in ricognizione. E' ancora là. Improvvisamente, spostano il nostro treno al binario uno, e ci prepariamo tutti all'inevitabile. Però l'autista non c'è più e il nostro treno è in ritardo di 10 minuti. Concordiamo tutti che il nostro, è stato un atto di disobbedienza civile, in quanto far pagare 5 euro per 18 km è una ladrata. Ci sentiamo molto più tranquilli, il nostro treno a scompartimenti, arriva. Lo cambiamo a Bologna, dove saliamo a pelo su quello per Faenza. La nostra due-giorni-Bomarzo è terminata. Dannata tosse.
Come al solito, è quasi finito l'anno.
E certo, non posso esimermi dal ricordare le persone che più mi hanno segnato quest'anno, che non faticherò a ricordare come uno dei più belli della mia vita(come al solito). Mi perdonerà il signor Plax se gli copio l'idea.
E dunque grazie a te, amica odiosa, siamo complementari, l'ho detto io, eppure, ancor non riesco a spiegarmi come io e te possiamo essere amiche. Quest'anno non è stato particolarmente significativo. Ma io ho cominciato una grande cosa e tu ne hai finita un'altra. E continuiamo così. Grazie.
Grazie anche a te, amico pelato, che l'anno scorso scordai di rammentare e maledissi più volte la mia memoria per questo. Mi hai dato tanto, davvero. Non pensavo potesse esistere una testa come la tua. Ti voglio bene.
Grazie a te, che con i tuoi mille problemi amorosi e le tue potenzialmente bellissime basette, sei riuscito con la tua innata capacità di rompere le palle e la tua sindrome della coperta di linus, a tirarmi su di morale.
Grazie a te, che quest'anno ne hai passate troppe, e nonostante questo ti sei ricordato di me, con un abbraccio e una parola di conforto ogni volta che ne avevo bisogno.
Grazie anche a te formichina, che mi hai fatto sentire più grande e più intelligente di quanto io sia davvero. Grazie.
Grazie a te, che mi hai accettata nella tua macchina in numerosi e movimentati ritorni a casa in condizioni deplorevoli, pur non conoscendomi nemmeno tanto.
Grazie a te, di cui avevo solo sentito parlare fino all'anno scorso, e che con le tue saltuarie perle di saggezza, mi hai convinto che alla fine il mondo sì, fa schifo. Ma basta sapersi adattare. E tu forse non ci riesci del tutto, ma riesci comunque a convincerne gli altri.
Grazie a te, che conosco da quando sono nata, non per mia scelta, ma per scelta di altri che io confermerei mille e più volte. E ti ringrazio per tutte le volte che mi hai vista piangere e mi hai consolato, senza chiedere nulla in cambio. Ti voglio bene.
Grazie a te, amica instancabile, che con la tua disapprovazione di ogni mio gesto, mi fai capire che mi vuoi bene sul serio. E ogni tuo sorriso nel sentirmi parlare, mi fa sentire tremendamente in colpa per tutte le volte che ti ho dato chioda. Grazie.
Grazie anche a te, amica ritrovata, che con la tua demenza(scherzo!) mi hai fatto improvvisamente capire quanto mi manchino i tempi in cui progettavamo film assurdi insieme e parlavamo del mondo come se avessimo già finito di vederlo.
Grazie a te, amica di sempre, che mi hai dimostrato che la vicinanza non è un fattore necessario per un'amicizia solida e solidale come la nostra.
E infine grazie a Te, per farmi sentire importante ogni giorno che passa, per farmi sentire finalmente al mio posto, finalmente serena. Un semplice ringraziamento non basta per farti sapere che di quest'anno, se non di tutta la mia vita fin adesso, tu sei la cosa più importante.